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Chiesa Arcipretale Stampa E-mail
Chiesa Parrocchiale dedicata al culto di San Felice Vescovo e Martire quasi completamente crollata a seguito del sisma 2012.


CHIESA ARCIPRETALE

(via Mazzini)


Non ha alcun fondamento storico la costruzione di questa chiesa nell'anno 551 come pretenderebbe una falsa iscrizione posta all'ingresso. La prima menzione di una plebs, cioè di una chiesa con fonte battesimale, in San Felice si trova in un documento dell'anno 1081.
Le carte d'archivio e le memorie degli storici sanfeliciani ci consentono di seguire per sommi capi la storia dell'edificio: sappiamo che nel 1398 esso era cadente tanto che pochi anni dopo, nel 1417, "ruinò" e che risultava completamente "riedificato" nel 1499. La chiesa fu ampliata in lunghezza nel 1606, ma dopo quasi un secolo (1690) era di nuovo bisognosa di restauri. Questi terminarono nel 1730 con la costruzione del "cornicione e la copertura a volta". La facciata fu completamente rifatta tra il 1892 e il 1895.

Nel 1753 fu costruita la sagrestia all'interno della quale si conservano alcuni dipinti del XVIII-XIX secolo.
Il campanile in forme romaniche è stato sopraelevato nel 1611 e l'evidente  inclinazione che lo caratterizza è avvenuta durante la sua costruzione, come attesta il tentativo di riportare il peso dell'edificio in posizione centrale spostando l'asse di costruzione.
All'interno della chiesa si trovano pregevoli opere d'arte: il trittico su tavola lignea dipinto nel 1500 dal carpigiano Bernardino Loschi e raffigurante l'incoronazione della Vergine tra San Felice e San Geminiano; un crocifisso ligneo con membra articolate donato dalla famiglia Pio nel 1700; un Cristo morto in terracotta policroma (fine XIV-inizio XV secolo); gli affreschi raffiguranti i quattro dottori della chiesa opera di Giuseppe Gilli da Renazzo (San Gregorio Magno fu ridipinto da Aldo Roncaglia nel 1951 in sostituzione dell'originale distrutto da un bombardamento nel 1944); il settecentesco coro ligneo qui portato dal soppresso Convento di San Bernardino, dopo che quello originario, opera dei celebri intarsiatori di Lendinara, fu distrutto da un incendio nella notte fra il 2 e il 3 febbraio 1743.
(testo a cura del Dott. Paolo Campagnoli)
 

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